Diegustibus – Atto finale

Ritornando a casa dopo il lavoro, una di quelle sere di fine autunno in cui gli alberi appaiono oramai quasi completamente spogli, camminando trafitto dall’aria pungente e sotto un limpido cielo crepuscolare, ho avvertito la sensazione dolcemente malinconica di un anno che giunge al termine. Quante volte, durante questo tempo, ho avuto a confrontarmi con la fine di una giornata, di una settimana o di un mese! Tutto ciò mi ha riportato alla mente le parole di Eduardo De Filippo, grande maestro di spettacolo, il quale sottolineava come un grande attore si potesse riconoscere non tanto dalla sua entrata in teatro, tanto meno dalla sua permanenza sul palco, ma piuttosto dalla sua uscita di scena.


Ho sempre ammirato questa straordinaria capacità: l’inafferrabile grandezza di chi sa riconoscere e rispettare il proprio tempo nello spazio. Si muove e si ritira nel momento che è proprio, non un gesto di troppo e non un attimo di meno; fluido, leggero eppure presente e ricolmo di quegli istanti che precedono la parte finale, sia essa una giornata, uno spettacolo, un impegno, una carriera o una relazione. Non di meno, la stessa vita.


Fintanto che finisce una dura giornata lavorativa o un compito che riteniamo gravoso, questa ha il respiro leggiadro del sollievo e il fresco profumo di una rinascita. Ma quando abbiamo di fronte una giornata gioiosa, un evento emozionante oppure una relazione intensa, non sappiamo altrettanto degnamente passarci attraverso, riconoscendo alla conclusione di essa ciò che ne consegue: lo stesso profumo e lo stesso respiro leggiadro. O almeno, al doloroso abbraccio dell’addio, ci risulta ostico presentarci con rispettoso sguardo e consegnarci in un umile abbandono.


Eppure, tutti i giorni viviamo a contatto con il continuo e inarrestabile cambiamento della vita. La fine e un nuovo inizio si susseguono più velocemente dei nostri pensieri, di un battito di ciglia; così come la nostra vita. A tal proposito, rimanendo in ambito artistico, sono famose le ultime parole prima di morire di un importante regista e attore come Vittorio De Sica. Egli, fattosi portare un ultimo bicchiere di whisky, dopo averlo sorseggiato, congedò la bella e gentile infermiera e, rivolgendosi al figlio Christian, commentò: “Bel culo”. Giù il sipario.


Così anche io vorrei per questo breve articolo una chiusa di tale ampiezza; ma ho poco tempo a disposizione: mi aspettano gli amici per una pizza, l’unica uscita che sono capace di affrontare con agile disposizione.

(D.Z.)