Mente Zen, mente di principiante

“Semplicemente praticare zazen e mettersi nel forno: ecco la nostra via”

Come da tradizione, il maestro sceglie un’immagine della vita quotidiana per raccontarci la sfida più difficile cui siamo chiamati, percorrere la strada che porta all’Illuminazione, essere uomini e donne del Dharma.

Questo è il frutto di una grande e meravigliosa trasformazione così come il processo che crea il pane dalla farina: attenzione agli ingredienti e alla loro relazione, pazienza, studio, sforzo, passione, attitudine allo sbaglio che si supera attraverso la ripetizione dell’esperimento, coraggio, fiducia nell’esempio di chi ci ha preceduto e fede nella nostra capacità. Anche il Buddha, proprio come un fornaio, si trova nel suo percorso di ricerca ad affrontare l’errore che viene superato dopo diversi tentativi.

Il paragone con il pane è solo uno dei tanti esempi tratti dalla vita quotidiana che emergono mentre leggiamo Mente Zen, Mente di Principiante del maestro Shunryu Suzuki, giunto in America nel 1958 e iniziatore dello Zen in questo Paese. In realtà, scopriamo nella prefazione, il testo che abbiamo di fronte è la raccolta postuma degli insegnamenti del maestro. Si percepisce sin da subito il tono pratico, istruttivo, incoraggiante. L’attenzione è tutta posta sull’azione e sullo studio di se stessi al di là delle parole per porsi la domanda fondamentale: “Che cosa sono io”? e sviluppare una mente accogliente e aperta al dubbio e alla possibilità, appunto quella che viene definita shoshin, la mente di principiante.

Partendo dalla posizione nella pratica dello zazen il maestro insegna la padronanza di sè, lo studio sottile ed attento, la postura del corpo che diventa postura della mente non solo nello zazen ma in ogni attività, la posizione giusta nella vita qui ed ora. L’insegnamento si configura così nell’apprendere questa postura che parte dall’atto vitale del respiro e permea la maniera di stare al mondo, di esistere, senza distinzione, appunto, tra il tempo della “pratica dello zazen” e tutto il resto che compone la nostra esistenza.

“Non c’è nessun posto cui andare o da cui venire; non c’è nessuna paura della morte, nessuna sofferenza a causa della vecchiaia o della malattia. Poichè gustiamo con gioia ogni aspetto della vita come una manifestazione della grande mente, non ci interessa alcuna gioia straordinaria. In questo modo abbiamo una calma imperturbabile, ed è con tale calma imperturbabile della grande mente che noi facciamo zazen”.

Il cammino è appena cominciato, ma il maestro sembra dirci che la meta potrebbe essere vicinissima, anzi esserci accanto lungo tutto il percorso.

Tutto è già qui, nulla in preparazione di qualcos’altro.

Ilaria Delli Carri

Dello stesso autore in traduzione italiana:
 Lettere dalla vacuità. Lo zen e l’arte di vivere, Ubiliber, 2022.
 Rami d’acque scorrono nell’ombra, Ubaldini Editore, 2000.