Accadde un sabato sera di circa un anno fa, poco prima di iniziare le pulizie del bar a fine serata, mentre espletavo i miei bisogni fisiologici, una necessità improrogabile anche per noi baristi. Pochi secondi, ed ecco un rumore sordo, quello di un cellulare che impatta sulla ceramica della turca. Come temevo era proprio il mio cellulare che, scivolato dalla tasca dei pantaloni, se ne stava ingloriosamente sul fondo. I primi secondi furono quasi ipnotici: dover prendere atto che parte della mia vita sociale racchiusa in quel corpo metallico, fosse a pochi centimetri, ma irraggiungibile, non era di certo un modo per chiudere la giornata lavorativa, ancor di più trattandosi dell’ultima della settimana.
Allungai il braccio nell’estremo tentativo di riprendermi foto, messaggi e contatti che mi sembravano essenziali. Operazione impossibile: la turca non perdona. Guardavo affranto il cellulare galleggiare in pochi centimetri d’acqua, ancora acceso, che segnava le 20 e 35 minuti: l’ora era esatta. Tutto il resto del mondo no: così, almeno, pensai in quel frangente. Erroneamente.
Attonito uscii dalla toilette e, ancora confuso, raccontai a mio fratello l’accaduto. Poi guardai il bar e tutti i lavori che mi aspettavano: davanti a sedie e tavolini, con uno straccio in mano per lavare per terra, feci un profondo respiro e cominciai a riassettare. La marea di pensieri che si erano affollati nella mente si alleggerivano mentre lavoravo: dovevo vedere la situazione come era veramente, senza farmi illusioni: il cellulare era andato… essenziale diventava lasciar andare. Senza ripensamenti questa volta, entrai nella toilette, dove finalmente liberai anche il mio intestino. Insieme ai prodotti della mia digestione, anche il cellulare, con numeri, messaggi e foto di anni, stava per intraprendere un cammino imprevisto – certo non desiderato – ma che in quel preciso contesto era esattamente l’espressione della realtà ‘così com’è’ senza illusioni di sorta.
In altri tempi, quella stessa circostanza avrebbe potuto essere occasione di un improvviso risveglio. Così, un colpo di sciacquone mise fine al mio passato digitale, insieme ad un inutilizzabile cellulare ormai fermo nella mia merda alle 20.42. Finiti i lavori, abbassai la saracinesca e me ne andai verso casa. Più leggero.
D.D.Z

