Presenza consapevole


9616 sono i km che ci separano dal tempio di Eihei-ji fondato nel 1244 dal padre della scuola Zen Soto Dogen Zenji.

Il Giappone, il buddismo Zen, gli antichi maestri, tutto sembra in apparenza distante, incomprensibile, nebuloso ed austero. 

Nulla sembra avere a che fare con le nostre piccole e disordinate esistenze di praticanti alle prime armi. 

E invece poi succede di imbattersi in un piccolo grande volume, “Presenza consapevole” , del maestro Daido Strumia, missionario Zen in Europa e fondatore dell’Associazione religiosa di pratica e studio “il Cerchio Vuoto” a Torino.  

Immediatamente il sistema teorico e filosofico della spiritualità buddhista sembra sciogliersi tra le pagine che ora parlano anche di noi, della nostra sofferenza e della nostra voglia di vera “libertà e consapevolezza” di fronte al mistero che ci circonda e ci compenetra. 

Così il maestro si siede accanto, diventa una voce amica che traduce, racconta, tramanda una tradizione millenaria invitandoci a renderla viva, a diventare quella tradizione, “quel pensiero, parola, nella vita di tutti i giorni, dove le cose si presentano sotto mille forme sempre mutevoli”, ci sprona ad osservare costantemente “come pensiamo, parliamo e agiamo”. 

Tra le righe vibra l’energia di un’esortazione alla pratica “in carne ed ossa”, l’imperativo di una coraggiosa presa di coscienza al di là delle illusioni che dominano il nostro quotidiano, riappropriandosi del corpo e dell’attimo qui ed ora. 

E alla fine il maestro ci fa dono di noi stessi, alfa e omega di questo viaggio che innumerevoli altri esseri hanno condotto prima di noi e che pur resta irripetibile per ciascuno.

Siamo fatti forse della stessa sostanza del mondo e non abbiamo bisogno di averne paura. 

Quando mollerà la presa
Entrerà nella corrente;
solo allora comprenderà 
quanto è grande l’oceano
e che l’onda
non ha paura delle onde. 

Massimo Daido Strumia